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1.6.12
Solchi
Giuseppe Arienzo, classe '26, per tutti Peppino "Ciquaranta", è un ospite fisso del primo sedile passeggero sulla corsa C40 di Napoli, da cui prende soprannome, tragitto Capo Posillipo-P.zza Garibaldi. Una vita a solcare quella tratta non è bastata e Peppino, ex autista, ha deciso di garantire il servizio anche dopo la sua pensione, solcando, alla stessa maniera del percorso, le orecchie dei suoi successori a furia di urlare direzioni: "giuvinò mo' a destra, giuvinò rallentate che mo 'eta svolta'!".
Per Peppino il C40 non è solo un autobus, non solo un soprannome, è stata una bussola, un appiglio. Come per molti degli scugnizzi nati in quel periodo, la vita è stata tutt'altro che stabile: Il Fascismo, l'inquadratura, la guerra. La perdita dei genitori, la perdita della casa, la perdita delle convinzioni. Peppino è cresciuto vedendo la sua vita rivoltata come un guanto, col terrore che da un giorno all'altro tutto potesse crollare, col terrore di trovarsi nuovamente nel limbo delle macerie.
A volte nella vita ciò di cui hai bisogno si presenta sotto forma di donna, di lotteria, d'eredità; a Peppino arrivò sotto forma di autobus. A qualcuno potrebbe sembrare cosa di poco conto, ma per Peppino fu il faro nella notte: finalmente certezze, finalmente riferimenti. Dal primo giorno di lavoro sentì d'avere una missione: poter essere qualcosa di stabile e immutevole all'interno di una città che cambia, riuscire a unire due parti della città in maniera precisa e puntuale, essere sempre nel posto giusto al momento designato, ci riuscì. Il ragazzo insicuro diventò per anni il riferimento di tutti gli appartenenti a quella tratta, ogni giorno avanti e indietro, ogni giorno puntuale, non una variazione, non un imprevisto, ma una certezza incrollabile. Diventò un'immagine così rappresentativa che qualcuno saliva sul pullman anche solo per incontrarlo e parlarci; solo la pensione fu capace di schiodarlo da quella sedia. Una missione, però, non si abbandona per eventi così trascurabili. Ciquaranta da allora continua tutti i giorni a rispettare i suoi orari, sul "suo" sedile passegero, assicurandosi che nessuno permetta al C40 di deragliare dai solchi, materiali e dell'immaginario, marcati in anni e anni di costanza e che nessun giovanotto possa mutare il riferimento per le anime come Peppino..."mo ti devi fermà, nun t'o scurda'."
11.5.12
28.7.11
Il pigro
L'animale pigro è il più maestoso in natura. Orsi, gatti, bradipi e ghiri, per capirci. Il leone è schifosamente pigro, un vero fannullone, ma quando si tratta di azzannare, azzanna. [Il pigro in questione] è un leone. Aggiungo : i pigri di natura, detti anche "nati stanchi", sono quelli che di solito si fanno un mazzo enorme. Ne conosco tanti, anche celebri. Io stesso mi do del pigro e non mi offendo, anche perchè da pigro mi fermo solo quando dormo e nemmeno sempre. [Il pigro in questione] ha la vocazione del pantofolaio e l'orgoglio del guerriero. Si può stimolare pantofolaio, senza sminuire il guerriero? Io dico di sì.
[Giancarlo Dotto da il "Corriere dello sport"]
Come trovare interessanti spunti nei luoghi più improbabili. Il pezzo, o la parte di questo, si riferiva a Totti, ma non è una riflessione calcistica quella che volevo fare, anzi vorrei proprio isolare questo breve passaggio dal mondo del calcio. Mi sento un po' immedesimato in questi paragoni, perciò chiamato in causa. Spesso si ci dimentica di guardare alle persone come un insieme e le si etichetta solo in base ad un loro pregio o difetto, o meglio, sotto la sola faccia che si vuole guardare di quel pregio/difetto. Questo pezzo vuole invece creare una dimensione doppia dell'aspetto pigrizia, "difetto" di cui ho sempre colto anche i pregi. Un pigro, solitamente, ha bisogno di pesanti motivazioni per smuoversi, ma proprio di questa piega bisogna cogliere la sfumatura: parlando per metafore, un pigro è come l'arco di Ulisse, inutile e statico per chi non ha la forza di tenderlo, efficace e devastante quando teso con la dovuta energia...
Che orgoglio sentirsi l'arco di Ulisse.
15.6.11
Immagini ed arte.
(Metamorphosis part II M.C. Escher)
Studiando il mio buon esame d'estetica, sono incappato in un paio di definizioni sull'arte e le immagini, ve le propongo.
"L'immagine designa due cose differenti. C'è la relazione semplice che produce la somiglianza con un originale: non necessariamente la sua copia fedele, ma semplicemente ciò che basta a prenderne il posto. E c'è il gioco delle operazioni che produce ciò che chiamiamo arte: vale a dire precisamente un'alterazione di somiglianza [...]
Le immagini dell'arte sono operazioni che producono uno scarto, una difformità. [...]Questo vuol dire due cose. Prima di tutti che le immagini dell'arte sono, in quanto tali, delle dissomiglianze. Secondariamente, che l'immagine non è una esclusiva del visibile. Vi è del visibile che non è immagine e vi sono immagini che sono tutte in parole."
Ranciére
Inutile dire che tutto ciò mi ha lanciato una riflessione lunghissima. Concretizzando un po' di pensieri, posso dire di essere in gran parte con questa concezione artistica che assomiglia più alla scultura (come la concepiva Michelangelo) che al mero ritratto raffigurativo (con le dovute eccezioni). Ranciére, tra gli esempi, parla della regia di un film il cui audio e storia sono diacronici rispetto alle immagini e al montaggio; io ho pensato alla definizione di un immagine tramite la definizione di ciò che non vuole rappresentare: colorare lo sfondo di una figura lasciando intuire ciò a cui si pensa, scolpire via la roccia da una scultura che già era esistente e doveva solo essere liberata. L'arte, in questi termini, è qualcosa che ti sfiora e ti indirizza verso un pensiero quasi impalpabile e indefinibile, qualcosa che si coglie ma non si può definire con precisione. Volendo estremizzare un po', l'amore ha qualcosa dell'arte.
Ringrazio Ranciére e il professore che mi hanno fatto fare questo viaggetto, sperando di aver fornito anche a voi i mezzi per fare qualche pensiero in questa direzione...nel caso, non mi dispiacerebbe discuterne con voi tramite commenti.
P.S.: Nel caso non conosciate il quadro o l'autore del quadro, vi invito a cercare prima l'uno e poi l'altro.
23.5.11
Un paese per vecchi.
Ieri guardavo Report e ho fatto qualche pensiero.
Oramai viviamo in un paese dove gli ultrasessantenni la fanno da padrone, un paese su misura per loro.
Ma sono persone anziane che, come l'ultrasessantenne capo (B. ovviously), rifuggono la loro età, la ignorano e la dileggiano, richiedendo i favori che si riservano a persone avanti negli anni, ma pretendendo di non abbandonare quelli della gioventù e rifiutando i disagi sia degli uni che dell'altra. Una sorta di "zona del crepuscolo" che crea un cortocircuito nel sistema Italia e crea una gran fila all'entrata, così che chi arriva dopo (noi) restiamo imbottigliati. La maggior parte di questi crepuscolari, citando una bellissima immagine suggerita da Erri De Luca (signor ultrasessantenne e non di certo crepuscolare), non riescono ad accettare, soprattutto fisicamente, la loro età. Finiscono quindi negli anni a cercare di trattenerla, con tinture, creme, interventi chirurgici, attività e modi di fare neanche comodi per loro ma "age symbol"; magari ci riescono anche per un po' ma finiscono per vedere il loro corpo crollare, saturo degli intrugli e sforzi a cui è costretto. Così i crepuscolari finiscono per diventare mascheroni e mummie incartapecorite, spesso anche del tutto andate a livello mentale.
Data quest'immagine, provo ad elencare un paio di provvedimenti e meccanismi che si sono venuti a creare nel Bel Paese.
- Età pensionabile allungata all'inverosimile (per non dare più pensioni)-> posti di lavoro impantanati ->mancanza di ricambio generazionale ->arretratezza su nuovi metodi e tecnologie; nuovi costi per corsi di aggiornamento (magari anche non recepiti); la generazione giovane non ha tempo di farsi le ossa -> aumento di costi; diminuzione di produzione e PIL; futuro con le gambe tagliate; distanziamento classi benestanti.
- Diminuzione finanziamento scuole (per risparmiare) -> diminuzione competenze generali (fanno il paio con l'impossibilità di fare esperienza sul campo per i non benestanti)-> classi sociali bloccate -> creazione lobby-> diminuzione competenze-> calo produzione e PIL->aumenta distanza sociale e povertà; aumenta fenomeno invecchiamento paese ->emigrazione giovanile -> ulteriore calo PIL
Queste sono solo un paio di osservazioni rapide, neanche troppo cogitate...e non ho coinvolto la politica direttamente, con le liste bloccate che portano i soliti ad essere eletti!
Certo è che se non cambia qualcosa, proprio chiara non la vedo.
17.5.11
Chi ten' o'mar' [cit.]/ Chi ha il mare.
Recitava una bellissima canzone di Pino Daniele "...Chi ten' o' mar' nun ten' nient'..." ovvero chi ha il mare non ha niente, io non sono d'accordo.
Proprio l'altro giorno, nella metropolitana che da noi passa sulla costa, assistevo alle reazioni di due ragazzi lombardi in vacanza qui mentre guardavano il mare, erano estasiati, lo sguardo era attratto magneticamente e ne sembravano riempiti.
Quel che fa il mare in chi ci convive con l'infanzia è scavare in lui/lei il concetto di immenso: immenso materiale, immenso luogo, immensa apertura, immenso vuoto, immpeno pieno, immenso colore, immensa acqua, immenso pensiero. Il mare apre in ognuno di noi (parlo da persona cresciutaci sempre a contatto) spalanca antri che altrimenti restano chiusi; porta la propensione a tener sempre presente il rapporto di se stessi con la natura da un lato; la libertà di pensiero, la mente sgombera, la tendenza al pensiero senza limiti dall'altro. Chi ten' o' mar lo porta dentro, porta l'immenso dentro di sé.
7.5.11
Blu oltrecielo.
Bella giornata, serata pessima, a paragone, ma che poteva essere peggiore.
Conto i gradi di blu che separano la luce di una stella dall'altra.
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18.2.11
Apriamo gli occhi, non torniamo indietro.
Io trovo esagerata questa protesta contro l'unità d'Italia. Io anche continuo ad essere arrabbiato per le bugie che si perpetuano negli anni che continuano a infangare la memoria del meridione, del meridione però ATTENZIONE. I Borbone, per quanto non demoni, non erano neanche santi. Qui si fa del revisionismo contrario in continuazione, valicando i limiti del buonsenso. Credete che fossero monarchi illuminati, non stragisti, altruisti e dai princìpi moderni? NO, non lo erano. Erano monarchi non migliori nè peggiori degli altri che facevano il meglio per la loro nazione, in particolare per la capitale.
Di certo non erano peggio dei Savoia, SIA CHIARO, ma tutta questa santificazione mi da ai nervi. I princìpi partigiani, i princìpi che hanno mosso Garibaldi e i mille sì che erano forti. Garibaldi è stato preso in giro e quasi costretto a Teano a consegnare il sud Italia, liberato dalla monarchia assolutista (e non dai Borbone), a Vittorio Emanuele. Sul furto e l'abbandono conseguente del sudItalia sono più che d'accordo e condanno tutto, ma i valori no. Benigni ieri ha parlato prevalentemente di questi, non posso criticarlo (tranne per una bugia che ha detto in un momento, relative ad una testimonianza rivelatasi poi falsa nel tempo, di cui probabilmente non è neanche a conoscenza).
Parlare di un futuro duosiciliano, un sud Italia staccato, secessionista, per me è stupido. Bisogna pensare al futuro, pur mantenendo le battaglie per la difesa del nostro patrimonio culturale, per la riabilitazione della memoria e reputazione del sud. Bisogna muoversi avanti, un ritorno alle Due Sicilie sarebbe un ritorno al passato, al vecchio, a qualcosa che oggi non potrebbe più esistere: Uno zombie.
Vi prego ragionate e non lasciatevi trascinare dal populismo che tanto condanniamo in altre sedi.
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14.2.11
La debolezza dei supercattivi.
Recentemente mi sono trovato ad avere a che fare più volte con discorsi di supereroi e supercattivi. Generalmente quest'ultimi sono sempre perdenti, se non in singoli episodi, per la legge de "il buono deve sempre vincere", "l'amicizia e l'amore sono più forti dell'odio" e quella de "il lieto fine". Balle! Finalmente ho capito perchè i cattivi perdono sempre (eccetto pochi particolari che comunque confermano la regola).
E' un problema di motivazioni! Immaginate: perchè un cattivo diventa cattivo? Ci sono varie possibilità che ora elenco:
1.Psicopatico di natura o indotto da ciò che gli ha donato anche i poteri: sono i cattivi più pericolosi ma sono anche rarissimi, quindi sfuggono alla regola della debolezza...la classica eccezione che conferma la regola della motivazione, loro ne hanno (a loro modo)!
2.Il cattivo ladro: è il classico cattivo che si è fatto innestare i poteri per fare soldi (o tornaconti personali) o ha pensato di fare soldi dopo averne ottenuti, ovviamente non sono motivazioni forti e nel momento in cui rischia seriamente di "farsi male" o avere dei danni fugge o si pente, non rischiando azioni veramente pericolose
3 Il cattivo invidioso: è il classico cattivo, quello scarso, deluso dalla vita e incapace di sorreggere il ruolo di supereroe o di buono che inizialmente si era prefisso. E' quello che ha "shitty powers"[cit.] ossia poteri che possono anche creare fastidi, ma ridicoli e facilmente contrastabili, una volta superata la sorpresa iniziale. Sono quelli che nella vita sono sempre stati mediocri e vedono il loro potere come un'occasione di riscatto o un dono unico a cui gli altri si dovrebbero solo inchinare, quando invece si sopravvalutano oltremodo. Volete metterlo contro i supereroi che hanno dalla loro la gente(escluso qualche marvel), i valori(vabbè questo non tutti), gli alleati e comunque tutto ciò che un eroe può avere?
Tanto per cambiare per me questa è una metafora. Nella vita di tutti i giorni troviamo spesso (ma non solo) questi tipi di antagonisti, che seguono le stesse regole descritte. Ovviamente riconoscerli può rendere la contesa più chiara e affrontabile...senza dimenticare che non si è supereroi con superpoteri.
P.S. Perchè ho messo la regola generale come terzo punto di tre? Volete mettere la suspance?
7.2.11
L'insostenibile leggerezza dell'essere.
Ovviamente buona parte di chi leggerà il titolo di quest'intervento, o almeno chi conosce un minimo Kundera, penserà subito ad una recensione o a riflessioni legate al libro. Non è così.
(Se non vi va di leggere lunghe riflessioni un po' deliranti e contorte finite di leggere adesso.)
Viene da chiedersi il perchè della scelta di questo titolo per questo post dal contenuto ancora inespresso: si tratta di una sensazione, ritrovarsi a pensare in una notte qualunque, tra riflessioni qualunque, a quanto il fatto di continuare a vivere in maniera serena, o perlomeno accettabile, sia legato in gran parte all'esigenza di navigare in superficie, effettuando solo alcune immersioni occasionali.
Disegno la metafora: La vita è il mare; noi siamo esseri acquatici; la vita di ogni giorno, con le sue questioni quotidiane, è la superficie; le immersioni sono le questioni morali o le grandi battaglie che si intraprendono.
La riflessione era legata alla quantità di immersioni che mi piacerebbe fare, vorrei vivere sott'acqua! Il mio organismo di essere acquatico però non ce la fa. E'(scusate la e+', ma non mi va di andare a recuperare la è maiuscola accentata) la storia di qualcuno che vorrebbe trovare un equilibrio, abbandonare la natura del suo essere che lo richiama alla superficie, perchè più leggera dell'acqua. Allo stesso tempo questo essere non riesce a sopportare la propria natura di esclusiva superficie: è una storia raccontata tante volte attraverso le fiabe, ma solo adesso è chiara.
Mi scuso per il disordine nella scrittura e per lo stile imperfetto ma, come da tag, mi sono lasciato un po' andare ad un flusso di coscienza.
Sarei tanto curioso di sapere quanti esseri di superficie condividano il mio attuale destino...
5.1.11
Ma ci rendiamo conto?
Ma ci rendiamo conto di cosa significa tutto ciò? Dovrebbe essere uno scandalo internazionale e invece non se ne parla per nulla. Viviamo veramente in un paese retto dalle Mafie, in cui va avanti solo chi ha qualche intrallazzo e quando è arrivato ad una certa posizione fa di tutto per mantenere lo status quo. Queste sono veramente le cose che ti fanno venir voglia di mandare tutto a quel paese e trasferirti all'estero.
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25.12.10
Auguri di buon Natale
Sarà un blog neonato, sarà banale e magari anche un po' vuoto di significato fare auguri a livello impersonale, ma chi sono io per sottrarmi a questa abitudine?
Non posso che augurare a voi (e a me, scusate se mi permetto)un buon Natale, giorno in cui si dice che tutti siano più buoni (quantità molto relativa) e oramai quasi totalmente privo del suo significato cristiano. Oramai il Natale è molto più una questione culturale che religiosa, questo non deve essere per forza un male: Se il solo fatto che esista un giorno di festa può regalare un sorriso in più e qualche momento di gioia a persone che sono credenti, ma anche no, non vedo perchè si debba dire che la trasformazione di significato del Natale è una cosa negativa. Ovviamente non bisogna far sì che la trasformazione del significato di questa festa sia solo in una direzione consumistica...penso di non dover aggiungere altro.
Mi ripeto, Buon Natale (e anche buone feste) a tutti voi che leggerete questo post. Anche a chi non lo farà, ma a voi di più.
Non posso che augurare a voi (e a me, scusate se mi permetto)un buon Natale, giorno in cui si dice che tutti siano più buoni (quantità molto relativa) e oramai quasi totalmente privo del suo significato cristiano. Oramai il Natale è molto più una questione culturale che religiosa, questo non deve essere per forza un male: Se il solo fatto che esista un giorno di festa può regalare un sorriso in più e qualche momento di gioia a persone che sono credenti, ma anche no, non vedo perchè si debba dire che la trasformazione di significato del Natale è una cosa negativa. Ovviamente non bisogna far sì che la trasformazione del significato di questa festa sia solo in una direzione consumistica...penso di non dover aggiungere altro.
Mi ripeto, Buon Natale (e anche buone feste) a tutti voi che leggerete questo post. Anche a chi non lo farà, ma a voi di più.
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21.12.10
Minimalismi
QUI c'è un pezzo sull'interessante progetto grafico portato avanti da Antrepo. Il succo della questione è che allo stato attuale, minimalizzare la grafica di prodotti oramai ben consolidati sul mercato potrebbe portare effetti positivi.
Da qui nasce lo spunto per una riflessione: Sfinare le nostre "opere", renderle più semplici ed esser capaci di evidenziare i tratti essenziali che le caratterizzano è una qualità che piano piano si sta perdendo. Si badi bene, non mi riferisco solamente a disegni, composizioni ed altre cose aventi a che fare con la grafica, ma anche alla costruzione degli ambienti attorno a noi, del nostro "stile" nel vivere la vita o altro. In generale credo si debba prestare ben attenzione alla capacità di individuare ciò che più è importante, costruendogli il resto sopra ed eliminando o mettendo comunque da parte, tutta una serie di cose accessorie che rischiano solamente di appesantire l'occhio così come la mente. Sicuramente non è una cosa facile, ma mi sembra valga la pena di provare.
In conclusione non posso non citare le opere di Olly Moss, fantastica illustratrice e autrice di numerose locandine di film famosi in stile più minimalista. Vi invito a dare un occhio a tutto il suo sito, emblema stesso del minimalismo.
Da qui nasce lo spunto per una riflessione: Sfinare le nostre "opere", renderle più semplici ed esser capaci di evidenziare i tratti essenziali che le caratterizzano è una qualità che piano piano si sta perdendo. Si badi bene, non mi riferisco solamente a disegni, composizioni ed altre cose aventi a che fare con la grafica, ma anche alla costruzione degli ambienti attorno a noi, del nostro "stile" nel vivere la vita o altro. In generale credo si debba prestare ben attenzione alla capacità di individuare ciò che più è importante, costruendogli il resto sopra ed eliminando o mettendo comunque da parte, tutta una serie di cose accessorie che rischiano solamente di appesantire l'occhio così come la mente. Sicuramente non è una cosa facile, ma mi sembra valga la pena di provare.
In conclusione non posso non citare le opere di Olly Moss, fantastica illustratrice e autrice di numerose locandine di film famosi in stile più minimalista. Vi invito a dare un occhio a tutto il suo sito, emblema stesso del minimalismo.
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